La guerra non ha anima

(di Francesca Carlucci)

La guerra non guarda in faccia a nessuno perché non ha anima. 

L'umanità è invece 'anima', è essere persone proiettate a fin di bene verso il proprio simile. Laddove si cancella persino il rispetto, la compassione e la pietà e si agisce intenzionalmente in male, senza opporsi a una logica che non è quindi umanamente accettabile, non si è più esseri umani perché il cuore esce fuori dal corpo. 

Generazioni a confronto che non possono praticare, nominare, diffondere la pace, arrestati e presi addirittura a manganellate per il semplice motivo che non vogliono la guerra. È così che diventa invece l'umanità? 

A San Pietroburgo, durante un corteo spontaneo, è stata arrestata Yelena Osipova, un'anziana donna sopravvissuta all'assedio nazista di Leningrado, perché scesa in piazza con dei cartelli contro la guerra nucleare minacciata da Putin e la richiesta di trovare un immediato accordo con l'Ucraina.  

A Mosca, cinque bambini russi di età compresa tra i 7 e gli 11 anni sono stati portati in cella mentre, insieme alle loro mamme, deponevano dei mazzi di fiori davanti all'ambasciata ucraina mostrando cartelli contro la guerra inneggianti pace e amore tra Russia e Ucraina. 

Chi sfiorerebbe una persona anziana e un bambino? Neanche con il pensiero se hai un cuore che batte nel petto. 

Ai bambini è stato insegnato che la guerra non è la pace per cui il loro gesto non è solo mosso da chi li ha educati ma di protesta talmente innocente e puro che risulta inconcepibile e insensibile impedirlo. L'esperienza e la saggezza della fragilità intrisa di forza degli anziani sono un invito all'ascolto e all'insegnamento di quello che non vorremmo mai vivere sulla nostra pelle rispetto a ciò che loro hanno visto. 

Nei giorni scorsi a Henichesk una signora ucraina si è avvicinata a un gruppo di soldati russi porgendo loro dei semi di girasole, il fiore nazionale ucraino: "Perché siete venuti nella nostra terra con le armi? Prendi questi semi e mettili nelle tue tasche, così almeno i girasoli cresceranno quando morirai qui", ha espresso con lodevole coraggio una verità amara. 

A chi giova oltraggiare la vita con una guerra giocando insensati, contro il mondo di cui si fa parte, partite infami a Risiko dove alla fine non vincerà nessuno? 

Una guerra, la guerra che non si capisce a cosa porti se non alla distruzione di ciò che si è costruito e si può costruire per un futuro di pace e alla confusione di noi stessi che non capiamo come sia possibile arrivare ad uccidere per sentirsi padroni della Terra. 

Ieri i media hanno diffuso le immagini di un giovane soldato russo accolto da un gruppo di donne civili ucraine che gli hanno offerto cibo e un cellulare per farlo parlare con sua madre al che è scoppiato a piangere. 

Come lui, molti giovani vengono mandati a combattere non solo al freddo e con poco cibo, impauriti e perdendosi con mappe vecchie, ma assoldati senza un addestramento specifico e chiarimenti sulla missione da compiere. 

Che senso ha tutto questo e quando finirà la guerra in Ucraina e la concezione generale di "fare una guerra"?

Mentre ognuno di noi cercherà di imparare a dimostrare seriamente e con il cuore solidarietà, fratellanza e amore per il prossimo, quante volte ci chiederemo ancora quando accadrà che i leader mondiali comprenderanno l'importanza della diplomazia come unica soluzione? 

C'è sempre una guerra del "combattere perché quel popolo ha commesso quei crimini", ma allora quando si spezzerà la catena dell'odio e della vendetta?

Si vince soltanto con la pace tra i popoli perché è questo ciò che vogliono.