«Cristiani sotto attacco,

 

 «Cristiani sotto attacco,  il progetto di un Islam primitivo»




È il cristianesimo ad essere preso di mira in quanto tale. I terroristi si sentono protagonisti di un Islam primitivo, quello di Maometto e dei primi califfi: un periodo in cui il sangue scorreva a fiotti. Ma i musulmani vedono l'Europa più cristiana di quanto essa stessa si riconosca». La Bussola in dialogo con l'islamologo Rémi Brague: «L'Islam è soprattutto un progetto legislativo, il suo obiettivo è garantire che la legge islamica (la Shari'a) entri in vigore in tutto il mondo». «Nessuno è solidale con i cristiani quando vengono attaccati». «L'Occidente impazzito si salva solo se accetta la realtà riconoscendo che in essa vi è del buono».



«Diventa sempre più difficile sostenere che questi attentati, in nome di Allah, non abbiano nulla a che fare con l’Islam, come alcuni continuano a ripetere. È infatti il cristianesimo ad essere preso di mira in quanto tale». In questa intervista a Rémi Brague, professore emerito di Filosofia araba medievale all’Università Parigi I Panthéon-Sorbonne e titolare della cattedra Romano Guardini all’Università Ludwig Maximilian di Monaco, la Bussola prova a definire la cornice di questo momento storico.

L’Europa è sottomessa all’islam e alla trappola dell’islamofobia. Francia e Austria sono state prese di mira come nazioni cristiane anche se nessuno lo ammette e si parla ancora di “fanatismo”. Stiamo vivendo una crisi di trasmissione della nostra eredità?
Diventa sempre più difficile sostenere che questi attentati, in nome di Allah, non abbiano nulla a che fare con l’Islam, come alcuni continuano a ripetere. È infatti il cristianesimo ad essere preso di mira in quanto tale. L’assassinio di padre Hamel, le tre persone massacrate a Nizza colpevoli di essere in una chiesa cattolica, sono solo alcuni esempi. Certamente, i terroristi si sentono protagonisti di un Islam non meno autentico di quello degli intellettuali musulmani che vivono in Occidente.

In che senso?
Qualcosa di ancora più vicino all’Islam primitivo, quello di Maometto e dei primi califfi: un periodo in cui il sangue scorreva a fiotti. I musulmani vedono l’Europa più cristiana di quanto essa stessa si riconosca. C’è un ebreo osservante che vive a New York, l’avvocato Joseph H. Weiler, che ha scritto – in italiano, tra l’altro – un eccellente libricino per mostrare e difendere l’identità cristiana dell’Europa. Se ne scrive un ebreo, forse è tempo che cristiani, o ex cristiani, accettino la lezione.

L’islam è un progetto politico prima che una religione. La classe politica è ignorante o finge ignoranza?
L’Islam non è solo un progetto politico. È soprattutto un progetto legislativo. Il suo obiettivo è garantire che la legge islamica (la Shari’a) entri in vigore in tutto il mondo. Il dominio politico è solo uno dei mezzi a tal fine. In virtù del “principio di carità”, preferisco pensare che i nostri governanti sono ignoranti di un’ignoranza passiva, non cercata. Ma questa ignoranza è sempre meno scusabile.

Potrebbe individuare alcune delle cause che sono all’origine di una stagione del terrorismo islamico oggi solo più frequente e meno reboante, ma sempre uguale negli anni?
Le cause sono molteplici e non sono cambiate: anzitutto, l’immigrazione incontrollata, che fa entrare persone la cui vera identità è talvolta sconosciuta. I “privi di documenti” sono spesso persone che hanno perso i documenti o alle quali sono stati rubati. Ma c’è anche chi ha distrutto di proposito il proprio documento di identità.

E poi?
Poi ci sono i nuovi immigrati, quanti non hanno una formazione riconosciuta, e sono costretti ad accettare di iniziare dal fondo della scala sociale e lavorare sodo affinché i loro figli possano scalarla. In questo potrebbe esserci un certo risentimento, ma nessuna scusa. Infine, ci sono quanti costituiscono l’opinione nei nostri paesi virtuosi dell’autoflagellazione e che troveranno sempre scuse per i peggiori crimini, purché, però, siano sempre prese di mira persone che non vivono negli loro stessi quartieri di lusso.

Il mondo discute ogni giorno di libertà di espressione e laicità. Possiamo chiarire una volta per tutte: la libertà ha un limite o è lecito tutto?
La libertà non può avere altri limiti che se stessa. La libertà di parola è fondamentale, ma è stupido parlare di “libertà dalla blasfemia”. Ciò che è giusto è che la blasfemia non è proibita dalla legge. La sua punizione è riservata a Colui che ne è l’oggetto, cioè Dio soltanto. Astenersi dalla maleducazione e dall’insulto è proprio di un uomo ben educato.

Media e politica impongono, però, un punto di vista diverso.
Molte persone confondono la bestemmia con la critica razionale e, di fatto, vorrebbero mettere a tacere discorsi più articolati e argomentati piuttosto che cancellare le vignette. Esiste una distinzione tra una caricatura e un’argomentazione. La prima può solo farti ridere, nel migliore dei casi, o ferirti. Ma solo l’argomentare, basato su una vera conoscenza della questione ha senso. Ed è molto più pericoloso di tutte le caricature del mondo.

Esiste davvero una differenza tra islam e islamismo, o è un’invenzione della stampa?
La differenza è reale. È però indispensabile sottolineare la distinzione, cosa che raramente stampa e media fanno. L’Islam è una legge religiosa. L’islamismo, come indica l’uso del suffisso “-ismo”, sta  a indicare l’Islam come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Sia l’Islam che l’islamismo perseguono lo stesso obiettivo, che è quello di imporre la Shari’a in una forma o nell’altra, al mondo intero. L’Islam è paziente, discreto, metodico. L’islamismo va di fretta, è rumoroso e disordinato. Forse è meno pericoloso a lungo termine delle tattiche morbide. Può allertare le popolazioni. Ma può anche intimidirle, spaventarle e indurle ad mettersi a letto.

Islam e cristianesimo hanno lo stesso rapporto con il potere temporale?
Ovviamente no. E la differenza risale alle origini stesse delle due religioni. Il cristianesimo per i primi tre secoli è stato ai margini della società romana, disprezzato e perseguitato dallo Stato. Il cristianesimo convertì la società civile, finché lo Stato, con Costantino, l’accettò e poi, con Teodosio, la sostenne. Ma anche dopo la “svolta costantiniana”, la Chiesa ha potuto salvaguardare la propria indipendenza dandosi un diritto proprio, quello canonico.

E l’islam?
L’Islam ha avuto origine con una conquista militare. Ha costituito uno Stato le cui leggi hanno spinto la società conquistata verso la “conversione”. Si aveva il diritto di diventare musulmano, ma lasciare l’Islam era punito con la morte. Questa sorta di trappola legale unilaterale ha portato, nel corso dei secoli, alla conversione delle società.

L’Europa dalle radici cristiane è prima vittima dell’utopia che ha costruito, in cui la storia è sovvertita, e poi del jihad islamico?
È vero che la responsabilità dei semi-studiosi, come diceva Pascal, è grande nella costruzione della menzogna storica che alimenta la colpa europea. L’Europa non è più innocente di qualsiasi altra regione del mondo. Ma non c’è nessun altro che faccia la sua stessa autocritica: la confessione è una buona cosa se porta all’assoluzione. Altrimenti, otteniamo un cupo piacere che è completamente perverso e ci paralizza.

Je suis Charlie, ma nessun Je suis Chrétien. Il declino dell’Europa è una questione solo di giorni?
In effetti, è molto interessante che quasi nessuno sia solidale con i cristiani quando vengono attaccati, mentre le persone si sono identificate senza sforzi con quello che è nonostante tutto un giornale di merda, pieno di disegni osceni che non sono nemmeno divertenti (e mi affretto a dire che non è un motivo valido per uccidere i loro autori!). Quanto a ciò che riserva il futuro, non profetizzo e confesso la mia ignoranza. Non sono molto incline, però, a vedere le cose rosa. Ma il temperamento è una cosa, la ragione è un’altra.

Perché l’Occidente è impazzito? Perché ha perso la ragione o perché ne usa “troppa”?
L’umorista inglese G. K. Chesterton sosteneva che “il pazzo è colui che ha perso tutto tranne la ragione”. Non si può essere troppo razionali, la ragione è uno dei più grandi doni di Dio all’uomo. Ma questo è vero solo finché la ragione non si svuota, senza contatto con la realtà, o addirittura ci si rifiuta di prenderla in considerazione. In francese diciamo che una ruota “impazzisce” quando niente la ferma. Ma dobbiamo cercare la causa di questa “follia”. Suggerirei la seguente ipotesi: accettare la realtà presuppone che ci sia qualcosa di simile al rispetto per essa, e quindi che meriti questo rispetto perché è fondamentalmente qualcosa di buono. Ebrei e cristiani vi vedono, a dispetto delle apparenze, l’opera di un Creatore benevolo che vuole il bene di tutte le sue creature. Non si accontenteranno quindi della “probità” nel senso della Redlichkeit di Nietzsche, tragico coraggio di fronte alla terribile realtà. Arriveranno al punto di amare la realtà.





fonte:radiomaria

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