(di Francesca Carlucci)
Uno sguardo attento alle dipendenze nel mondo giovanile, ma anche alle proprie famiglie, quello di “31 salvatutti”, associazione culturale senza scopo di lucro presente a Napoli, la cui presidente è Federica Mariottino.
Come nasce “31 salvatutti”?
L’associazione nasce dalla sentita esigenza di alcuni professionisti della nostra città , tra cui la sottoscritta, di attenzionare il fenomeno del disagio giovanile, focalizzandosi soprattutto sull’aspetto educazione e salute, visto il fenomeno sempre crescente dell’accesso facile all’alcol da parte anche di giovanissimi, e l’uso spregiudicato di questa sostanza fatto a cuor leggero un po’ da tutti gli adolescenti.
La sua associazione mira a sensibilizzare i ragazzi e i genitori sulle dipendenze da alcolismo, droghe, disturbi alimentari, smartphone e ludopatia. Attraverso quali progetti e iniziative riesce a coinvolgerli?
Pandemia a parte, in questi anni abbiamo sviluppato diversi progetti finalizzati al coinvolgimento dei giovani ma anche dei loro genitori proprio per sensibilizzarli all’argomento. Tra i più riusciti, certamente l’evento di raccolta fondi in favore di una bimba disabile nel 2019 che ha visto coinvolti moltissimi ragazzi i quali, attivamente, hanno partecipato alla serata vestendo i panni del bigliettaio, del cameriere, dell’inserviente, occupandosi anche dell’accoglienza. Poi abbiamo fatto alcuni progetti nelle scuole tra cui quello di “arti e mestieri” finalizzato a portare alla conoscenza dei ragazzi le diverse figure professionali in maniera concreta, di vita quotidiana, parlando proprio della vita dei professionisti di oggi, per dare loro la possibilità di provare ad immaginare il loro futuro. Inoltre, laboratori dedicati alla gestione delle emozioni e percorsi di autostima; il progetto “Solo cose belle” per il recupero della gioia con il quale abbiamo portato in giro nella propria città molti ragazzi dei licei affinché potessero scoprire e conoscerne i tesori in un percorso di cittadinanza, arte e legalità teso ad accrescerne le conoscenze e responsabilizzarli. Per i genitori abbiamo creato dei momenti di condivisione e anche di riflessione sia sul percorso educativo genitoriale, sia sulla necessità di essere sempre informati sulla vita reale e digitale dei propri figli e sulle insidie del web.
Avvalendosi dei social, come il gruppo e la pagina Facebook, lei fa “rete” per avvicinarsi a chi ha necessità di aiuto e per diffondere informazioni. In questo caso i social aiutano, ma come si può cercare di distrarre l’attenzione ossessiva che essi determinano cominciando dai giovanissimi?
La tecnologia non deve rappresentare un limite ma un’opportunità , per questo è fondamentale trovare un percorso unitario nella gestione dei social, tenendo presenti le insidie che si nascondono dietro una vita esclusivamente digitale, imparando quindi a distinguerla in modo netto dalla vita reale. L’unico modo per distrarre i ragazzi dai social è fargli fare cose: socializzazione con gli amici, sport, volontariato, gite, escursioni e qualsiasi cosa diversa dall’avere in mano uno smartphone. Vietarne l’uso in determinati momenti della giornata potrebbe essere determinante, ad esempio a tavola o mentre si guarda un film insieme o quando si affronta una discussione insieme.
I giovani si avvicinano all’alcol per cercare lo sballo. Dal suo punto di vista, cosa spinge alcuni a farlo e altri no e come convincerli a evitare di lasciarsi andare?
L’argomento è più complesso perché l’avvicinamento all’alcol può dipendere da svariate motivazioni. Certamente dipende dalla moda, dal fatto che “fa figo” essere sempre con uno shottino o un bicchiere in mano e questo soddisfa l’aspetto della socializzazione, della necessità di far parte di un gruppo. Poi c’è chi lo fa per abbassare il proprio livello di ansia nel difficile confronto con gli altri e anche, più semplicemente, per ricercare emozioni che non si riescono a reperire in altri ambiti e in altri modi. Proprio per questo l’attività di prevenzione tende ad informare con lo scopo di rafforzare le personalità degli adolescenti che stanno venendo fuori nel percorso di crescita, offrendo loro alternative per stare in società pieni di stima per se stessi e indipendentemente dall’uso delle sostanze.
Quando si trova a contatto con ragazze e ragazzi alle prese con dipendenze, cosa vorrebbe dire ai loro genitori?
Ai genitori dico di non sottovalutare neanche il singolo episodio, quando ad esempio tornano a casa che puzzano di alcol pur essendo minori, perché sappiamo tutti che i minori non dovrebbero assumerlo per questioni di salute e che, soprattutto, non dovrebbero avervi accesso per motivi legali. Sono cose sulle quali è necessario aprire un dialogo sincero, ma su cui imporre regole rigide.
Oltre alle famiglie, quanto la scuola e la cultura possono essere determinanti per una sana crescita?
La scuola è determinante, è il primo step educativo dopo la famiglia quindi ha grandi responsabilità su questa storia. Utilizzare i fondi riservati alle scuole per dare questo tipo di informazione e questo tipo di supporto alle famiglie è doveroso. Per questo abbiamo deciso di partire dalle scuole con i nostri progetti anche perché sono in luoghi dove i ragazzi trascorrono la maggior parte delle ore della propria vita. La cultura poi è essa stessa maestra di vita, è fonte di opportunità e non deve mai mancare nella vita dei nostri ragazzi. Ecco perché i nostri percorsi sono legati a doppio giro alla cultura.
Si ritiene soddisfatta dell'attività svolta finora?
Quest’anno, nonostante la pandemia, sono state numerose le scuole che hanno aperto le porte ai nostri progetti. Abbiamo organizzato eventi per approfondire tematiche rilevanti tipo la violenza di genere, bullismo e cyberbullismo, legalità , dipendenze etc., ma andiamo fieri di aver portato nelle scuole anche il mondo delle web radio e i laboratori di teatro, autostima ed emozioni. Riteniamo che bisogna insistere molto sulla salute della mente e del corpo e accompagnare per mano i giovani sulla strada della loro fioritura personale lasciandoli liberi di esprimersi. Quanto ho visto venire fuori durante questi laboratori ha dato conferma ad una cosa di cui sono da sempre fermamente convinta e cioè che i giovani hanno energie e risorse inimmaginabili, basta solo avere pazienza e dargli spazio per farle venire fuori. A loro va la mia immensa fiducia per la costruzione di un mondo migliore, ma dobbiamo sostenerli.




