I Racconti di Azzurrina: Progetto culturale "100 libri d'autore"

 


La Dott.ssa Daniela Conti, laureata in lingue e letterature straniere, ha preso parte con il suo libro “I Racconti di Azzurrina” al progetto culturale “100 libri d’autore”, a cura dell' autrice Gioia Lomasti e del poeta Emanuele Marcuccio in collaborazione con il giornalista internazionale Ashraf Aboul Yazid. Tra i promotori anche la Dott.ssa Maria De Fazio figura di rilievo in ambito sociale e letterario. 

Il progetto nasce al fine di creare una rete di cooperazione tra grandi autori, che attraverso la passione per la scrittura, costruiscono un percorso di sensibilizzazione e inclusione nella società, su diverse tematiche. 

Particolare interesse ha suscitato il libro sopra citato, per il quale abbiamo intervistato l' autrice. 

- Quando è sorta la tua passione per la scrittura? 

La mia passione per la scrittura esiste da molto tempo, forse da sempre, visti i decenni che sono passati. Da ragazza ho avuto la fortuna di frequentare delle scuole e un’ Università basate sulla lettura e la conoscenza della letteratura italiana e di quella straniera. Ho spesso incontrato ottimi professori, appassionati e motivanti, che mi hanno sempre incoraggiata.

In seguito, ha avuto un ruolo importantissimo il mio scrittore preferito: Luigi Romolo Carrino. Mi piaceva così tanto il suo stile particolare, il suo modo di di pensare che ancora oggi mi ispira. In quegli anni frequentavo alcuni autori che mi hanno inclusa nei loro progetti collettivi e dato il coraggio di provare a proporre qualcosa di mio a una casa editrice. Il primo racconto è stato scelto dalla Diamond ed, del caro Simone Di Matteo, ha vinto un concorso ed è stato pubblicato. Da lì non ho più smesso.

Negli anni successivi ho scritto e curato molti testi, concentrando la mia attenzione sul mondo che ben conoscevo per motivi personali: quello della dislessia e delle fragilità legate all’infanzia. L’Associazione Italiana Mutismo Selettivo (A.I.Mu.Se.) mi ha supportata e, da lì, sono nati dei libri specifici, in un tempo in cui l’argomento non era molto conosciuto e mancava letteratura a riguardo. Volevo soprattutto essere di aiuto a ragazzi e famiglie

- Quanti libri hai scritto?

Ne ho scritti quattro, il quinto arriverà a breve. Ne ho curati altri due (di autori vari) e mi sono occupata di editing. 

“Ti hanno mangiato la lingua?” e “La fragolina di Nicholas” sono due libri sul mutismo selettivo. Il primo destinato a tutti, il secondo per bambini. Poi “Piccole storie di dislessia”, che ho recentemente ripubblicato in una nuova edizione ampliata. Due anni fa, dopo un periodo di pausa, ho pubblicato “I Racconti di Azzurrina”, il libro che partecipa a questo progetto. 

- Come nasce il libro “I Racconti di Azzurrina”?

“I Racconti di Azzurrina” nascono dal mio grande amore per la protagonista di un’antica leggenda di Romagna, quella di Azzurrina, appunto. Così era chiamata Guendalina della Faggiola (o Adelina, o Deline), figlia del feudatario del castello di Montebello. 

Ho scoperto il castello e la sua storia assolutamente per caso durante una cena in trattoria. Ero con i miei figli e abbiamo sentito i nostri vicini di tavolo mentre raccontavano di una gita al castello di Montebello. Abbiamo deciso di andarci e siamo rimasti totalmente affascinati. Negli anni seguenti sono tornata più volte, ho conosciuto e sono diventata amica di uno studioso, il Sig. Farinelli e letto il suo bel libro che ha ispirato questo mio, dandomi una visione in parte diversa rispetto a quella ufficiale.

Quello che desideravo fare, era ridare dignità ad Azzurrina, riscoprire la sua voce bambina e distanziarmi totalmente dal tenore horror e misterioso di chi ne parla. Volevo far rivivere Guendalina e ridarle la sua giovane vita: dolce, gioiosa, allegra, vivace, ma anche malinconica, triste e sperduta tra il suo passato e il presente. Volevo restituirle tutta la poesia e la tenerezza che merita. Spesso è proprio lei a parlare, nei racconti.

La leggenda narra che Azzurrina sia stata emarginata ed isolata, per via del suo aspetto. Cosa pensi a riguardo?

Ti ringrazio perché hai sottolineato uno degli aspetti più importanti della storia di Azzurrina. 

Nel Medioevo dominava la superstizione e, ancor più di oggi oggi, chi era diverso, chi aveva un aspetto fisico o delle caratteristiche particolari, non veniva accettato ma era relegato, accusato di essere mal-nato o figlio del diavolo. Per questo motivo veniva isolato, escluso dalla società o addirittura accusato di stregoneria ed eliminato. Sorte che spesso toccava alle donne. 

La storia di Azzurrina racconta anche questo. Lei aveva delle caratteristiche fisiche molto particolari: il documento che ne attesta l’esistenza, il racconto di un parroco intitolato “Mons belli et Deline” narra che aveva “gli occhi color del cielo e i capelli chiari, con i riflessi azzurrini”. Si dice infatti che fosse nata albina, quindi con la pelle chiarissima e i capelli bianchi. La mamma, nel tentativo di cancellare questa sua caratteristica, le tingeva i capelli con il guado, una pianta. Questa però dava loro una sfumatura azzurra, da cui deriva il nomignolo dato alla bimba. Sicuramente viveva relegata nel castello e, altrettanto sicuramente, fu fatta “sparire”.

Nel libro c’è sicuramente un messaggio di inclusione, anche se non esplicito. Ho desiderato ridare dignità ad Azzurrina, descriverla come la bambina che era e trasmettere l’amore che provo verso di lei. È ormai talmente tanto presente nella mia vita da esserci, da essere quasi una bambina vera. Da personaggio letterario è diventata una bimba che sento nel mio cuore, a cui voglio bene.

- Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho sempre scritto di inclusione dei bambini e non smetterò mai di farlo. Nel prossimo libro, in uscita tra pochissimi giorni o settimane, racconto di bambini e ragazzi che arrivano da lontano. Mantengo il dovuto riserbo ma posso dire che spero possa essere un segno di pace e di amore. Uno strumento con cui lavorare a scuola o nei luoghi di accoglienza e aggregazione, duecento pagine per emozionarsi e riflettere.