(di Antonella Carta)
È ormai noto a tanti, e non necessariamente solo agli addetti ai lavori, che una delle difficoltà delle persone con autismo è quella di adattarsi ai cambiamenti.
Un ambiente nuovo, una persona, una situazione insolita possono facilmente destabilizzare i loro equilibri e porle in una condizione di sofferenza.
A pensarci, in fondo è quello che accade anche a un discreto numero di “normodotati”, con la differenza che nel caso dei “nostri ragazzi” per rimodulare una risposta adeguata alla novità c’è bisogno di tempo, impegno e pazienza da parte di chi li accompagna nel quotidiano, e non sempre il risultato è scontato.
Particolarmente complicata per le famiglie è, ad esempio, la transizione da una stagione all’altra, indipendentemente dal fatto che si passi dall’estate all’inverno o viceversa. Dato che spesso questi ragazzi non riescono a manifestare le sensazioni di caldo o freddo, è difficile capire come vestirli in quelle settimane.
Abbastanza comuni sono poi le notti in bianco, due termini da interpretare in senso assoluto, ove per “notte” si intende tutta la notte e per “bianco” una totale inversione di prospettiva, per cui eccoli a passeggiare per casa accendendo le luci o anche al buio, con una capacità di orientamento da battere qualunque gatto di strada. Così la bimba che solo un paio d’ore prima pareva dormire beata, ricompare in salotto a destreggiarsi abilmente tra tavolini, poltrone, lumi della nonna, senza mai sbattere né far cadere qualcosa, in un buio pesto che qualunque adulto non potrebbe affrontare se non a costo di prendere almeno uno spigolo. Ma c’è anche chi canta, chi balla, chi prova ad accendere la tv combattendo strenuamente contro il genitore che tenta di difendere il telecomando a costo della vita, per la salute mentale propria e dei vicini.
Ulteriore, frequente, effetto collaterale è la resistenza ad accettare che il cambio di clima porti con sé un diverso tipo d’abbigliamento. 40 gradi e lui si ostina a indossare la felpa, 40 gradi ma il piumone proprio no, non si tocca. Per scostarlo bisogna aspettare che si addormenti. Fradici di sudore ma ostinati.
Scatta quindi in famiglia l’operazione occultamento del corpo del reato, ma di anno in anno va affinata la capacità di individuare i posti in cui nascondere coperte e vestiti pesanti, altrimenti “qualcuno” li trova e li rimette in circolazione, come la volta in cui mamma Maria Giovanna ha sostituito la trapunta pesante con il copriletto in cotone e suo figlio s’è presentato con plaid a due piazze con tanto di pelliccia. Per non parlare del caldobagno, oggetto da far sparire rapidamente perché altrimenti lui lo accende anche a ferragosto.
Quando, finalmente, pare sparito da casa anche il ricordo di qualunque indumento invernale, ecco che sorprendono tutti di nuovo, strappando anche un sorriso d’amore con la tenerezza di quel gesto che per due-tre giorni si ripete: tirare i lembi delle mezze maniche, non si sa mai si compia il miracolo che trasformi la maglietta nella vecchia buona felpa che la mamma ha sepolto chissà dove.
Chi lo sa se i nostri ragazzi sono consapevoli che il vero miracolo per noi sono proprio loro, con quello sguardo puro, l’assenza di sia pur piccole cattiverie, di sovrastrutture, con quel modo diretto che hanno di amare, di ridere e farti ridere, talvolta persino nelle notti insonni di una nuova primavera.
